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PALAZZO CELLAMMARE

Situato nel quartiere San Ferdinando a Napoli, il palazzo Cellammare (noto anche come palazzo Francavilla) è uno storico ed imponente edificio nobiliare. La sua costruzione risale al primo decennio del XVI secolo per iniziativa di Giovanni Francesco Carafa, abate di Sant'Angelo di Atella. Nel 1531 l'immobile passò al nipote Luigi Carafa, che ne affidò il completo restauro all'architetto Ferdinando Manlio per adeguarlo al gusto rinascimentale dell'epoca.

Il Seicento fu un secolo di travagli per la dimora: prima presa d'assalto dalla folla durante la rivolta di Masaniello, venne in seguito adibita a lazzaretto nel corso della devastante epidemia di peste del 1656. Con la morte di Nicola Maria de Guzmán Carafa nel 1689, ultimo principe di Stigliano, la proprietà venne acquisita dallo Stato.

Nel Settecento il palazzo fu comprato dal duca genovese Antonio del Giudice, principe di Cellamare e duca di Giovinazzo. In seguito divenne la residenza di Michele Imperiali, principe di Francavilla, noto per i sfarzosi ricevimenti organizzati sia nel palazzo sia nel suo casino di caccia al Chiatamone.

Come ricordò Benedetto Croce:
«...Questo nobile e ricchissimo signore, feudatario nel Regno e fuori Regno, decorato dei maggiori titoli e uffici, magnifico e generoso, divenne il centro dell'alta Società napoletana».

Trasformatosi in un punto di riferimento per l'alta nobiltà dell'epoca, l'edificio fu oggetto di importanti interventi di ammodernamento diretti da Francesco Antonio Picchiatti nella seconda metà del XVII secolo. I lavori coinvolsero sia gli ambienti interni sia gli spazi esterni, portando alla creazione di due giardini.

All'inizio del XIX secolo, la struttura fu scelta per custodire una parte della prestigiosa Collezione Borbone. Quest'ultima comprendeva le opere d'arte che Ferdinando IV aveva portato con sé a Palermo per sottrarle al saccheggio francese del 1799, unitamente ai capolavori recuperati o acquistati sul mercato antiquario romano dall'emissario Domenico Venuti. Sempre nell'Ottocento, l'intensa urbanizzazione della zona circostante compromise significativamente la vista panoramica di cui godeva la residenza.

Tra il settembre del 2021 e il 2024, il palazzo è stato oggetto di un completo intervento di restauro che ha interessato i prospetti interni ed esterni, il portale e il giardino storico.

Vista da via Chiaia, la struttura si presenta come un edifizio fortificato caratterizzato da un ammezzato a scarpata in bugnato liscio e da un portale d'ingresso con arco in piperno di gusto barocco. Al contrario, la facciata orientata verso via Filangieri richiama lo stile tipico delle dimore nobiliari settecentesche.

L'aspetto attuale dell'edificio è il risultato degli interventi sovrappostisi nel tempo a opera di diversi maestri:
Francesco Antonio Picchiatti: Dopo aver realizzato nel 1651 il primo scalone monumentale (poi demolito e ricostruito da Giovan Battista Manni), eseguì vari lavori negli ambienti interni tra il 1668 e il 1670.

Ferdinando Sanfelice: Firmò l'elegante portale a linee spezzate situato all'interno del palazzo, lungo il percorso verso lo scalone.
Giovan Battista Nauclerio: Realizzò nel 1727 la pregevole cappella della Vergine del Carmelo, impreziosita da una pala d'altare di Agostino Masucci.
Ferdinando Fuga: Attivo nel palazzo già dal 1726 per interventi di decorazione, concepì l'imponente portale d'ingresso al cortile, esemplare espressione del barocco napoletano.

Origine nel XVI secolo, il vasto parco retrostante visse una fase di espansione durante la locazione del principe Michele Imperiali. Nel corso dell'Ottocento, l'intensa urbanizzazione della zona ridusse notevolmente l'area verde, portando alla perdita di due dei tre giardini storici. Al centro dell'attuale parco si conservano alcuni elementi scultorei di una fontana realizzata da Giovanni da Nola.
Tra le varie unità dell'edificio risaltano in particolare due appartamenti:
Piano Inferiore: Dimora nella prima metà del XIX secolo dell'arcivescovo Filippo Giudice Caracciolo e in seguito passata alla famiglia Acton, questa residenza conserva una successione di sale con coperture affrescate risalenti alla prima metà del Settecento.

Piano Nobile: Affittato nel XVIII secolo dapprima da Michele Imperiali e successivamente dalla regina Maria Carolina, comprende quattro saloni di rappresentanza. Le rispettive volte sfoggiano cicli decorativi dipinti da Pietro Bardellino, Giacinto Diano, Fedele Fischetti e Alessandro Fischetti.

Nel 1948, sfruttando le ampie cave di tufo sotterranee estratte per la costruzione del fabbricato, venne realizzato il cine-teatro Metropolitan su progetto dell'architetto Stefania Filo Speziale. Diventato celebre per essere la sala più capiente di Napoli (con circa 3.000 posti), lo spazio è stato completamente rinnovato e riaperto negli anni Duemila a seguito di un importante intervento di rifunzionalizzazione.


IL CIRCO DI CUMA

EVIDENZE E CONGETTURE SUL MONUMENTO ROMANO PERDUTO

 

"... la storia che torna a farsi sentire".


 

IL VELARIO DELL'ANFITEATRO CUMANO

 

"... sulle origini del sistema di ombreggiamento nei luoghi dove nacquero gli anfiteatri".


IL TEMPIO CIMMERO

 

IL MISTERO DEL TEMPIO CIMMERO

Le acque flegree, il termalismo, l'Averno, la Sibilla Cumana e il c.d. tempio di Apollo immaginato.

"Per fare chiarezza sul mitico antro, sull'ubicazione del detto tempio e forse svelare aspetti ignoti sulla figura della Sibilla Cumana".



Piazza dei Martiri

 

Chiesa di Santa Maria della Vittoria

 

Villa e Museo Pignatelli

 

Chiesa dell'Ascensione a Chiaia

 

Chiesa di Santa Teresa a Chiaia

 

Chiesa di Santa Maria in Portico

 

Chiesa di San Giuseppe a Chiaia

 

 

Sequenza07

 

 

 

 
 
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